{"id":1787,"date":"2020-09-25T16:20:33","date_gmt":"2020-09-25T14:20:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.igb.cnr.it\/?p=1787"},"modified":"2022-11-09T16:31:56","modified_gmt":"2022-11-09T15:31:56","slug":"covid-19-il-15-delle-forme-gravi-spiegato-da-anomalie-genetiche-e-immunologiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.igb.cnr.it\/index.php\/2020\/09\/25\/covid-19-il-15-delle-forme-gravi-spiegato-da-anomalie-genetiche-e-immunologiche\/","title":{"rendered":"Covid-19: il 15% delle forme gravi spiegato da anomalie genetiche e immunologiche"},"content":{"rendered":"\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Alti livelli di anticorpi diretti contro IFN di tipo I nel sangue di individui con forme severe. Tra questi anche pazienti con una malattia genetica rara, l\u2019Incontinentia Pigmenti. Lo afferma, in due studi pubblicati sulla rivista Science, un team internazionale che comprende due ricercatrici dell\u2019Istituto di genetica e biofisica del Cnr di Napoli<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 la risposta individuale all&#8217;infezione da virus SARS-CoV2 varia cos\u00ec tanto da persona a persona? Risolvere questo mistero renderebbe possibile identificare i pazienti a rischio, anticipare e migliorare la loro cura e offrire nuove vie terapeutiche basate su una maggiore comprensione della malattia.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due studi condotti da un team internazionale a cui hanno partecipato Francesca Fusco e Matilde Valeria Ursini dell\u2019istituto di genetica e biofisica \u201cA. Buzzati-Traverso\u201d del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Igb) e pubblicati sulla rivista\u00a0<em>Science<\/em>\u00a0danno risposta a questa domanda chiave. Il team &#8211; guidato da Jean-Laurent Casanova (The Rockefeller University, NY, USA e Istitute Imagine\/Necker-Enfants malades, Parigi, Francia) e Helen Su (National Institute of Allergy and Infectious Diseases, NIH, USA) &#8211; ha identificato le cause genetiche e immunologiche che spiegano il 15% delle forme gravi di Covid-19. I pazienti hanno in comune un difetto nell&#8217;attivit\u00e0 delle forme di Interferone di tipo I (INF-1), molecole del sistema immunitario che normalmente svolgono una potente attivit\u00e0 antivirale. Queste scoperte potrebbero consentire di sottoporre a screening le persone a rischio di sviluppare una forma grave e di trattare in maniera mirata i pazienti.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I risultati sono i primi pubblicati dal COVID Human Genetic Effort, un progetto internazionale in corso che copre oltre 50 centri di sequenziamento e centinaia di ospedali e centri di ricerca in tutto il mondo. I partecipanti allo studio provengono da Asia, Europa, America Latina e Medio Oriente. Il consorzio nasce con l&#8217;obiettivo di identificare i fattori genetici e immunologici che possono spiegare il verificarsi di forme gravi di Covid-19. Nella ricerca sui meccanismi di immunit\u00e0 degli IFN di tipo I, che sono potenti molecole antivirali, il team ha identificato in alcuni pazienti anomalie genetiche che riducono la produzione di IFN di tipo I e, in altri, anticorpi autoimmuni che ne bloccano l&#8217;azione (rispettivamente, 3-4% e 10-11% delle forme gravi). Tra questi anche pazienti con la malattia genetica rara Incontinentia Pigmenti, che in circa il 25% dei casi presentano un\u2019alta concentrazione di questi autoanticorpi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl primo articolo pubblicato su Science descrive le anomalie genetiche in pazienti con forme gravi di Covid-19 a livello di 13 geni gi\u00e0 noti per governare la risposta immunitaria controllata da IFN I contro il virus dell&#8217;influenza\u201d, spiega Fusco. \u201cQueste varianti genetiche sono presenti anche negli adulti che non sono stati malati prima. Indipendentemente dalla loro et\u00e0, le persone con queste mutazioni sono maggiormente a rischio di sviluppare una forma molto grave di Covid-19. L&#8217;assunzione precoce di IFN di tipo 1 in questi pazienti potrebbe essere una via terapeutica: questi farmaci sono disponibili da oltre 30 anni e senza effetti collaterali evidenti se assunti per un breve periodo\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel secondo studio i ricercatori mostrano, in pi\u00f9 del 10% dei pazienti che sviluppano polmonite grave da infezione da SARS-CoV2, la presenza ad alti livelli di anticorpi diretti contro IFN di tipo I nel sangue di individui che neutralizzano l\u2019effetto antivirale dell\u2019IFN. \u201cQuesti autoanticorpi sono assenti nelle persone che sviluppano una forma lieve della malattia e rari nella popolazione generale: l&#8217;analisi di un campione di controllo di 1.227 persone sane ha permesso di valutare la prevalenza di autoanticorpi contro IFN di tipo 1 allo 0,33%, ovvero 15 volte inferiore a quello osservato nei pazienti con forme gravi\u201d, precisa Ursini. \u201cQueste persone potrebbero trarre beneficio dalla plasmaferesi (rimozione della parte liquida del sangue contenente in particolare globuli bianchi e anticorpi) o da altri trattamenti che possono ridurre la produzione di questi anticorpi da parte dei linfociti B\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda pubblicazione su Science<strong>\u00a0ha permesso di comprendere l&#8217;incidenza della forma grave negli uomini e negli over 65<\/strong>, oltre che in una donna affetta da Incontinentia Pigmenti, una malattia genetica causata da una mutazione del gene NEMO sul cromosoma X. Questi dati suggeriscono che la produzione di questi anticorpi sia collegata a tale cromosoma. \u201cChe si tratti di varianti genetiche che riducono la produzione di IFN di tipo I durante l&#8217;infezione o di anticorpi che li neutralizzano, questi deficit precedono l&#8217;infezione con il virus e spiegano la grave malattia. Queste due pubblicazioni evidenziano quindi il ruolo cruciale degli IFN di tipo I nella risposta immunitaria contro SARS-CoV2\u201d, conclude Ursini.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per informazioni:<\/strong><br \/>Matilde Valeria Ursini<br \/>Cnr-Igb<br \/><a href=\"mailto:matildevaleria.ursini@igb.cnr.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">matildevaleria.ursini@igb.cnr.it<\/a><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ufficio stampa:<\/strong><br \/>Emanuele Guerrini<br \/>Ufficio stampa Cnr<br \/><a href=\"mailto:emanuele.guerrini@cnr.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">emanuele.guerrini@cnr.it<\/a><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Capo ufficio stampa:<\/strong><br \/>Marco Ferrazzoli<br \/><a href=\"mailto:marco.ferrazzoli@cnr.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">marco.ferrazzoli@cnr.it<\/a><br \/><a href=\"mailto:ufficiostampa@cnr.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ufficiostampa@cnr.it<\/a><br \/>06 4993 3383<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Vedi anche:<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<ul class=\"wp-block-list\">\r\n<li><a href=\"https:\/\/science.sciencemag.org\/content\/early\/2020\/09\/23\/science.abd4570\/tab-pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Inborn errors of type I IFN immunity in patients with life-threatening COVID-19, Qian Zhang et al., Science, 24 settembre 2020<\/a><\/li>\r\n<li><a href=\"https:\/\/science.sciencemag.org\/content\/early\/2020\/09\/23\/science.abd4585\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Auto-antibodies against type I IFNs in patients with life-threatening COVID-19, Paul Bastard et al., Science, 24 settembre 2020<\/a><\/li>\r\n<\/ul>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.cnr.it\/it\/comunicato-stampa\/9664\/covid-19-il-15-delle-forme-gravi-spiegato-da-anomalie-genetiche-e-immunologiche\">link ufficiale CNR<\/a><\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Alti livelli di anticorpi diretti contro IFN di tipo I nel sangue di individui con forme severe. 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